sabato 15 febbraio 2014

FOREIGN OFFICE ARCHITECTS

Lo studio FOA Foreign Office Architects è stato fondato nel 1993 e si è subito distinto a livello internazionale per le sue capacità nel campo della progettazione architettonica, la pianificazione urbana e l'interior design.

I due soci fondatori, Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo si sono laureati in Architettura rispettivamente alle Università di Londra e di Madrid, hanno conseguito il Master in Architettura  ad Harvard. Hanno entrambi svolto l'attività di Visitor Professor al Berlage Institute di Amsterdam, alla Princeton University ed alla Columbia University.

Parole chiave della poetica dello studio FOA sono:
  • Materiale
  • Organizzazione : intesa come sistema di relazioni che tengono insieme gli elementi e considerata nelle sue più eterogenee accezioni. Per FOA essa può essere gerarchica o non gerarchica, centripeda o isotropica, omogenea o differenziata, a seconda del progetto a cui va applicata e mai secondo una logica a priori.
  • Consistenza : intesa come applicazione pratica e sostanziale dei concetti teorici alla base del progetto. Tale concetto si associa al forte pragmatismo che caratterizza la pratica professionale del gruppo; per FOA esso non è tanto l'obiettivo quanto il mezzo attraverso il quale condurre indagini ed approfondire, partendo  dai problemi che gradualmente emergono, la ricerca disciplinare.
  • Strategia 
  • Complessità
Particolarmente attenti all'evolversi della realtà contemporanea e convinti che questa sia profondamente legata anche allo sviluppo della disciplina architettonica, ritengono necessario il superamento dei concetti di individualità e specificità a favore di un'ottica multidisciplinare delle cose, che sia trans_culturale e trans_oggettiva. 
Ritengono a tal proposito necessaria una mediazione tra processi culturali, sociali ed economici emergenti e le possibilità dell'architettura. Credono che il metodo più efficace per agevolare questo "dialogo" e renderlo produttivo sia l'uso e lo sviluppo della tecnica, in quanto la ritengono l'unico strumento in grado di risolvere i problemi della società contemporanea.

Altro elemento che per il gruppo FOA risulta di notevole interesse è il concetto di similitudine. Affermano che un mezzo per favorire la conoscenza di un luogo sia quello di agevolare l'identificazione di costanti, una sorta di matrice. Ciò si traduce, nella pratica, nella ricerca di sistemi multi-scalari basati sui concetti di serialità e similitudine.La base per l'elaborazione di tale teoria prende origine dallo studio della città, da loro considerata un ottimo campionario di modelli e sistemi: in essa sono individuabili serie, riproduzioni e ripetizioni.
Concetto fondamentale nella poetica dei Foreign Office Architects è che non c'è differenza tra progettare una città, un edificio o un oggetto architettonico. 

Interessante è anche la concezione del progetto come una sorta di essere vivente.
Dichiarano infatti di avere come obiettivo quello di costituire il sistema che genera il progetto e non il progetto in sè; questa concezione sistemica sottende una visione temporalizzata e mutevole dell'opera stessa. Considerano il progetto caratterizzato da gradienti,  variabili a seconda del luogo in cui esso va ad inserirsi e delle influenze che riceve. 
La relazione oggetto/contesto, in cui con contesto si intende non solo quello fisico ma anche quello socio_antropologico,  si ritrova anche nel loro rifiuto dei programmi funzionali vincolanti, preferendogli una flessibilità d'uso, una sorta di indeterminatezza programmatica. Nella logica in cui il progetto viene generato da un processo, più l'opera risulta influenzabile e malleabile e più tende a raggiungere quella complessità che caratterizza la società contemporanea.
Questa concezione "evoluzionistica"  non deve essere confusa tuttavia con una concezione dell'architettura basata sul caso. Secondo FOA la casualità è un elemento insuperabile e per questo va tenuto fortemente in considerazione nelle fasi di elaborazione progettuale, ma non si può creare. 

Due progetti rappresentativi della loro logica progettuale sono quello per il Yokohama international port terminal a Yokohama e quello per il Meydan reital complex and multiplex ad Istanbul.

Yokohama international port terminal _ Yokohama _ 2002
Il progetto consiste in un terminal crociere passeggeri e un mix di strutture civiche ad uso dei cittadini. La volontà di destinare questa grande superficie a spazio pubblico rientra in una logica urbana di collocare aree ad uso collettivo su tutto il lungomare, così da caratterizzare formalmente e funzionalmente il paesaggio costiero del luogo. Il progetto si pone come continuazione di Yamashita Park e Akaranega Park.


L'ambizione progettuale del gruppo era quella di creare uno spazio fluido, continuo e multidirezionale, basandosi su diagrammi di circolazione che eliminassero la direzionalità dei flussi e le caratteristiche strutture lineari tipiche dei moli. Il progetto non si pone quindi in relazione al contesto in un rapporto di figura/sfondo, bensì come una continuazione del terreno urbano in una superficie rigata e biforcata che genera, tramite le sue pieghe, spazi coperti destinati a diverse funzioni. La modellazione uniforme della superficie porta ad una evidente continuità tra interno ed esterno e mitiga il distacco tra i vari livelli dell'edificio. 

Nel progetto si identificano chiaramente alcuni elementi della poetica del gruppo FOA come l'uso di materiali ed elementi limitati ma ripetuti come una matrice, l'organizzazione flessibile dello spazio che non si definisce mai in maniera netta ed univoca ed una strategia di intervento leggibile sia alla scala urbana che nel disegno degli interni.

                              

Kanagawa Priza for Architecture _ 2003
Enric Miralles Prize for Architecture _ 2004
RIBA Worldwide Award _ 2004

Meydan retail complex and multiplex _ Istanbul _ 2007
Il progetto si colloca in una delle aree a più rapido sviluppo di Istanbul e si pone l'obiettivo di essere, oltre che un complesso commerciale, un vero e proprio centro urbano per l'insediamento che si prevede debba circondarlo e che da sobborgo farà dell'area un denso tessuto costruito.
Propone un'alternativa al classico modello di scatola contenitore, tipicamente associato alla funzione commerciale, ed attraverso un parcheggio sotterraneo libera totalmente gli spazi posti alla quota di campagna facendone spazi pubblici che ruotano attorno alla piazza centrale. Anche le coperture, totalmente destinate a tetto giardino, si pongono in continuità con tali spazi divenendo ulteriori aree di sosta e di svago.


Risulta particolarmente interessante la scelta di utilizzare un unico materiale, per i rivestimenti delle facciate e per le pavimentazioni,  al fine di accentuare la continuità interno/esterno e sottolineare, come nel caso del terminal di Yokohama una forte continuità spaziale tra i vari ambiti. L'ambiguità creata da spazi diversi ma compenetranti rende la fruizione libera ed interpretabile e fa si che il progetto stesso diventi ciò che di lui ne faranno il tempo e i fruitori; sembra esserci quella sorta di indeterminatezza programmatica che lascia alla casualità lo spazio di cui necessità per fare di un semplice progetto architettonico un progetto complesso.


La visione del progetto all'interno del contesto circostante rende evidente la sua integrazione con il paesaggio; interessante il parallelo tra la variazione altimetrica degli spazi del complesso commerciale e i dislivelli delle infrastrutture e le loro zone di filtro.


Lo studio FOA Foreign Office Architects si è sciolto nel 2011. I due architetti fondatori, Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo, hanno fondato rispettivamente:

  • Farshid Moussavi Architecture _ Londra
  • AZPML _ Alejandro Zaera_Polo and Maider Llaguno Architecture _ Londra, Barcellona, Zurigo, Princeton

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