venerdì 14 febbraio 2014

L' Architetto antipatico _ REM KOOLHAAS

Rem Koolhaas, nato a Rotterdam nel 1944, comincia lavorando come giornalista, diventa poi sceneggiatore ed infine architetto.
Tra i più influenti e discussi teorici dell’architettura contemporanea pratica la sua attività progettuale all’interno del gruppo OMA, da lui fondato nel 1994. La sua attività da teorico inizia molto prima quando nel 1978 pubblica Delirious of New York, seguito poi da Bigness (1989) e Junkspaces (2001), solo per citare alcuni dei suoi scritti più significativi.


Gioca sull’antipatia. Ha capito che occorre stupire e provocare.
Luigi Prestinenza Puglisi

Per Koolhaas “giocare sull’antipatia” è il vero punto di forza. Egli ha sempre evitato l’adesione ingenua ad un’idea preferendo piuttosto partire con le sue analisi multidisciplinari da una stigmatizzazione di luoghi comuni e rigidità ideologiche. Questo probabilmente gli permette di arrivare all’anima della questione  e ne fa uno dei teorici più attenti ai problemi, alle potenzialità ed ai miti della città contemporanea.

Curatore della prossima Biennale di Venezia, intitolata Fundamentals,ha dichiarato che la 14° Mostra Internazionale di Architettura si concentrerà sulla storia al fine di agevolare una nuova comprensione del patrimonio dei fondamenti di architettura che sembra essere stato dimenticato.
Il suo approccio alla progettazione è paragonabile a quello di un archeologo alla continua ricerca di tracce significative del passato. Il progetto per Koolhaas deve partire dall’inventario del sito al fine di comprendere tutte le circostanze che hanno condotto alla formazione di quella realtà. Pensa che ogni contesto meriti lo stesso grado di attenzione ed afferma che nelle pattumiere della storia si trova la maggior ricchezza di idee: quelle più screditate sul piano del buongusto e più innovative a livello di contenuti.
Questa fase preliminare di analisi risulta fondamentale per il suo processo creativo; egli è infatti convinto che il fallimento di un progetto spesso dipenda dal non essersi saputo rapportare con il contesto e non aver saputo misurare il suo impatto su di esso.

Rem Koolhaas attacca  l’orrore del vuoto che a suo parere colpisce alcuni architetti, dichiarando che all’estrema volontà di fare architettura si dovrebbe sostituire una relativa neutralità: un’architettura non pretenziosa. Ritiene che gli edifici dovrebbero rivelare la loro complessità e la loro densità di intenti solo ad un’analisi  più approfondita.
L’orrore del vuoto e la tendenza a lasciarsi prendere la mano sono le cause dello Junkspace. Dichiara nel suo libro del 2001 che ogni teoria sulla produzione dello spazio si basa su una preoccupazione ossessiva per il suo opposto: la sostanza e gli oggetti, ovvero l’architettura. Continua dicendo che lo junkspace sfrutta ogni invenzione che rende possibile un’espansione, dispiega l’infrastruttura della uniformità.

Se l’architettura separa gli edifici, l’aria condizionata li unisce.
Rem Koolhaas, Junkspaces, 2001

L’idea che Koolhaas esprime riguardo la sostenibilità e l’applicazione dei suoi principi nell’architettura  contemporanea è simile a quella espressa in Junkspaces.
Egli ritiene infatti che gli interessi economici abbiamo esasperato una visione apocalittica della realtà e che gli architetti si siano lasciati trasportare da questo “terrore”, senza prestare attenzione all’applicazione dei dettami dell’eco-sostenibilità ed ottenendo come risultati solo edifici ricoperti di verde o nascosti nel paesaggio.
La soluzione di Koolhaas al problema sta nel passaggio ad una scala più ampia di quella del singolo edificio, nella quale sia possibile combinare in un unico sistema risolutivo energia umana ed energia solare.


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